Al Bano: “Io, il mio Natale povero di ieri e quello finto di oggi”

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Al Bano è pronto per debuttare in tv con Così lontani, così vicini: “E’ davvero molto interessante, è una specie di regalo che facciamo alle persone che il destino ha diviso. Si tratta di situazioni di difficoltà, di grande povertà, che hanno portato i parenti a separarsi. La magia di questa trasmissione è permettere loro di riabbracciarsi o di conoscersi per la prima volta. Ogni volta ci sarà una lettera ad accompagnare la foto della persona che si cerca e un muro, oltre il quale la si può incontrare. Un unico rammarico: non canterò. Il programma è stato impostato in un certo modo, che, chiaramente, ho condiviso. Però continuo a lottare per poter cantare la sigla: ho preparato un brano ad hoc. Ho vissuto tutte le storie e ognuna mi ha colpito profondamente dal punto di vista emotivo, però tutte le emozioni si muovono dentro, io riesco a trattenermi. Ho imparato a fermare il rubinetto delle lacrime, che ora sgorgano dentro di me”. Poi Al Bano, che partecipò anche all’Isola dei famosi, rivela: “Mi avevano proposto di partecipare a Ballando con le stelle, ma rifiutai, perché mi sarei sentito fuori posto: non so ballare e mi cimento solo in progetti in cui so di poter riuscire. In Così lontani, così vicini rivedo le storie che vedevo da bambino attorno a me. C’era una zia che aveva un marito che andò in Argentina, promettendole di chiamare quando sarebbe arrivato. L’ha lasciata a Cellino con due figli ed è sparito per 40 anni. L’hanno cercato, ma lui si era rifatto una famiglia. Per puro caso, un altro fratello di mio padre lo rivide a Buenos Aires, lo riconobbe, ma lui negò. Quando lui tornò, intenzionato a riconciliarsi con mia zia, lei rispose: “Dove hai passato l’estate, lì vai a trascorrere pure l’inverno!”. Il mio pensiero non è andato a mia figlia Ylenia: qui si parla del mondo dei vivi. Nel suo caso, invece, la “donna con la falce” è arrivata e devo sopportarlo. Piuttosto, mi ricorda la lontananza da casa, quando andai a cercare fortuna al Nord. Mi dava gioia vedere che guadagnavo i primi soldi, ma sognavo sempre di tornare a Cellino. Non c’erano i cellulari e le lettere che scrivevo ai miei genitori erano come boccate d’ossigeno. Il Natale mi bruciava dentro: faceva freddo e c’era la nebbia. Il direttore del locale in cui lavoravo mi invitava, sapendo che ero completamente solo. Non avevo i soldi per mettermi in treno e tornare a casa. Da bambino, invece, quando vivi da povero in un mondo di poveri, nemmeno tu te ne accorgi: immaginavo che tutto fosse così. Non ricevevo alcun regalo: il vero dono era stare assieme. Arrivava il regalo all’Epifania: c’era sempre una calza col carbone e una con qualche regalino. Una volta ricevetti una bicicletta usata, ridipinta da mio padre, ma per me era come una Ferrari. Da quando manca mia figlia Ylenia, faccio finta di festeggiare. I miei figli più grandi sono in Messico con la madre, ed è giusto così. Ai miei figli più piccoli, invece, ho insegnato che il Natale è dare, non ricevere. Per il 2014 spero che possa finalmente assestarsi il nostro Paese e vorrei leggere sui giornali che c’è la pace in tutto il mondo. Con il programma Mission ho visto anziani e bambini cercare riparo dalle pallottole in Giordania; mi hanno raccontato di cose che qua nessuno sa: non ci si rende conto della gravità della situazione in Siria. Oggi è come se la gente, con tutti i problemi che ha, si rifiutasse di vedere i problemi degli altri”.

Fonte: Top

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