Monica Leofreddi: “Il mio stalker è arrivato al punto di reclamare la paternità di mio figlio”

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La conduttrice Monica Leofreddi parla del suo incubo, quello rappresentato da uno stalker, il nobile Goffredo Imperiale di Francavilla, finalmente condannato: “Durante il processo ha ammesso tutto: per me provava un amore cosmico. E’ stato condannato a un risarcimento economico e ad un anno e mezzo, ma di cosa non lo so: non sta in carcere, ma ai domiciliari e vive la sua vita tranquillamente. Certo, se fa un’altra mossa sbagliata va in carcere, ma io continuo a vivere nella paura. E’ iniziato quattro anni fa: avevo vissuto altri episodi: c’era un tizio che mi aspettava quando finivo Italia sul 2 e ricevevo lettere d’amore. La prima volta si è avvicinato a me ha dato una lettera a mio zio, che fa il medico, nella quale diceva che avevamo una relazione e che sua moglie l’aveva scoperta. Poi si è spacciato per il mio commercialista: in banca aveva chiesto un appuntamento col direttore per curare i miei conti. Lì è scattata la denuncia. Ha due lauree, è molto raffinato ed è credibile. Mio padre era in fin di vita e lui si è finto il medico ed è riuscito a salire in casa dei miei. La sera torno a casa e il mio portiere mi dice “C’è il tuo commercialista” e io mi sono ritrovata faccia a faccia con lui. Quella stessa sera io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in un residence. Ero terrorizzata, temevo che potesse fare del male ai miei figli e avevo paura che il mio compagno Gianluca potesse perdere la testa e farsi giustizia da solo. Poi è arrivato l’episodio che mi ha fatto crollare. Mi hanno chiamata al commissariato e mi hanno chiesto: “Signora, perché non fa vedere suo figlio a suo marito?”: mi avevano convocato su richiesta del tribunale dei minori. Il mio persecutore aveva richiesto il riconoscimento di paternità di mio figlio Riccardo e proclamava dei diritti di padre. Io ho detto che era lo stesso uomo che non conoscevo e che mi stava rovinando la vita. Mi sono affidata all’avvocato Sonia Battagliese e c’è stato il rinvio a giudizio. A gennaio la sentenza in primo grado; per fortuna non hanno richiesto la perizia psichiatrica: se avessero trovato vizi mentali, magari non l’avrebbero condannato. Ma nemmeno ora mi sento tranquilla: è andato dal notaio ad intestarmi le sue case. Ho dovuto far mettere le sue foto segnaletiche all’asilo dei miei bimbi. Cosa mi spaventa ora? Che l’amore cosmico che prova nei miei confronti si possa tramutare in odio cosmico”.

Fonte: Visto

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