‘The Voice of Italy’: l’opinione di Giulia Saguatti sulla seconda edizione del talent

E’ stata una delle voci più apprezzate della prima edizione di The Voice of Italy, e dopo l’esperienza nel talent show canoro di RaiDue sta facendo tanta gavetta e tra una serata e l’altra sta lavorando al suo nuovo album.

Questa sera la bellissima Giulia Saguatti commenterà in esclusiva per IsaeChia.it la seconda edizione del programma e i suoi protagonisti..

Giulia Saguatti

Devo essere sincera: non sono stata propriamente incollata alla tv durante questa seconda edizione di The Voice of Italy, però ho avuto modo di vedere qualche puntata e un’idea me la sono fatta.

In generale trovo che gli esiti delle Battles siano stati azzeccati, non mi sono trovata in disaccordo con i coach soprattutto se si tiene conto che oltre a “The Voice” bisogna avere una presenza scenica, un carisma e un’esperienza sufficienti per reggere lo stress del programma ed essere in un secondo momento “vendibili” per la casa discografica.

Ho apprezzato, con la sua interpretazione drammatica, Debby Lou: è una cantante che ha una personalità forte e racconta di sé con sincerità, sa rendere facili e naturali, per chi guarda, vocalizzi e atteggiamenti scenici che invece richiedono esercizio ed esperienza, è stata la mia preferita nella prima puntata.

Un altro cantante che ha lasciato il segno è Andrea Manchiero del team Noemi. Così come per Debby Lou, ciò che è emerso -a parte l’esempio raro di duetto e non di “gara a chi urla di più”- è che dopo molti anni di studio, la persona smette di essere cosciente degli insegnamenti e quello che sa si mescola con la sostanza della persona stessa. Rimango sempre affascinata quando il cantante ha tratto talmente tanto dalle esperienze di vita e dalla teoria che non è più un ladro ma diventa artista e risulta originale.

Davvero poco convincente invece la Battle tra Benedetta Caretta e Valentina Ranalli (così come molte altre che non ho neppure voglia di ricordare): per essere francesi, “che palle”! A parte le sbavature, ma davvero esiste ancora gente che canta così? Con quel vibrato antico come il cucco e quell’intensità emotiva così falsa? Vorrei lanciare un appello: BASTA ai gesti finti con le mani che rendono le interpretazioni didascaliche (se il testo dice tu la mano indica, se c’è una lacrima allora il dito traccia una linea dagli occhi alla guancia ed altri esempi del genere), si può far di meglio! BASTA alla finta sensualità (come quella di Yvonne Tocci) specie se poi viene ostentata per emergere nei confronti di una persona con problemi fisici… della serie TI PIACE VINCERE FACILE! BASTA a tutte quelle cantanti donne che vogliono fare le rockers quando non lo sono, che sfoderano un’aggressività esagerata, che rendono rauca la voce perché rauco=dannato e dannato=rock e rock=bello, che lanciano sguardi assassini e poi quand’è il momento del giudizio sembrano agnellini. Siamo donne? E allora dobbiamo avere il coraggio di esserlo fino in fondo! Per mostrare carisma, sicurezza e “superiorità” non bisogna strafare altrimenti o non si è credibili o si risulta fragili! Infine per favore BASTA BASTA BASTA urlare, mi rivolgo a tutti: prima o poi l’urlo smette di stupire se non è supportato dalla potenza del messaggio!

Per quanto riguarda il programma in generale, credo che la novità di quest’anno, ovvero J-Ax tra i coach, abbia portato una ventata di aria fresca e d’ironia con le sue analogie quanto meno ardite e il suo modo di parlare fuori dai denti… se ci fosse stato l’anno scorso avrei avuto piacere ad essere nel suo team. Per il resto le modifiche formali non hanno cambiato la sostanza del format: ci sono sempre voci potenti, piogge di complimenti a volte forzati e fuori luogo, la solita voglia di sbalordire legata al fare televisione prima del fare musica. Ma è tutto normale e non si può pretendere nulla di diverso.

Il vero problema sta nel modo di concepire l’arte. Come ho detto prima, non basta avere una bella voce per potersi definire artista: l’arte non è per tutti, ha a che vedere con il bisogno di lasciare una traccia di sé, con il senso del sacro, con delle domande sulla nostra natura di esseri umani, con i momenti di grande sofferenza e di “grande bellezza” che ci è dato di vivere. È quindi la conseguenza di una sensibilità diversa da quella degli altri, di un modo di essere, di esistere e non della voglia di successo; tanto più che in un momento di crisi discografica e musicale come questo, aspirare al successo e ai soldi porta inevitabilmente a vedere le proprie aspettative deluse. Quando osservo i volti dei vincitori delle sfide e quelli dei perdenti, mi chiedo se sappiano veramente cosa stia loro succedendo… perché la risposta vera è che per il 99,99% di loro la vita resterà la stessa, sia che vincano sia che perdano. Anzi, a dir il vero sia vincitori che perdenti dovranno fare i conti con la delusione che deriva dall’essere ben presto dimenticati e rimpiazzati, e quindi la vita potrebbe non tornare proprio com’era prima.. Lo spazio nel mercato discografico è praticamente assente, ogni giorno parlando con gli addetti ai lavori viene fuori un bollettino di guerra, ma questo non può essere detto perché l’idea che chiunque ce la possa fare vende, perché è più facile sperare piuttosto che sacrificarsi per far sì che quella speranza si avveri.

Detto questo io sono comunque grata a The Voice, è stata un’esperienza bellissima che umanamente mi ha molto arricchito e mi ha fatto aprire gli occhi sulla realtà delle cose. Ora come tutti quanti lotto per guadagnarmi il mio posto nel mondo, sto preparando il mio primo album insieme a persone che si sono innamorate del mio progetto e alle quali sono profondamente riconoscente, lavoro con una band pugliese con cui sto preparando il tour estivo che vedrà la collaborazione con artisti del calibro di Mario Biondi, Fiorella Mannoia, Tosca e Dodi Battaglia. Infine parallelamente ho intrapreso un percorso di formazione per insegnare canto, perché sento che il mio destino è cantare e lo farò comunque, per i dieci amici stretti che mi vogliono bene e per tutti quelli che vorranno ascoltare le storie che ho da raccontare.

Se avete piacere di saperne di più mi potete seguire sulla mia pagina Facebook ufficiale, ‘Giulia Saguatti‘.

Concludo con il tanto chiacchierato fenomeno Suor Cristina Scuccia: spero che sia ingenua davvero e non si renda conto di quanto la sua immagine venga usata per fare audience, voglio sperare che non sappia quanto tutto questo sia lontano dal messaggio che il suo abito porta con sé, voglio sperare che se sapesse cosa le stanno costruendo intorno tornerebbe a cantare nella sua chiesa e, come lei stessa ha detto, a donare agli altri il suo dono!

Faccio un saluto affettuoso alle blogger Isa e Chia, che mi hanno sempre sostenuto e alle quali andranno le prime copie del mio album… Così magari ci rivediamo presto 🙂 baci baci! Giulia

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Un commento

  1. In bocca al lupo al tuo album, Giulia! L’anno scorso i miei preferiti erano: Elhaida, Giulia, Veronica e Manuel Foresta

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