Fattore M: spazio dedicato a Marco Mengoni. Marco in studio tra presente, passato e futuro.

Marco Mengoni con Silvio Oddi

Marco Mengoni con Silvio Oddi

Salve a tutti! Silenzio, è stata la parola d’ordine della settimana. Un silenzio giusto, e giustificato dall’impegno oltreoceano del Mengoni, volato una manciata di giorni fa alla volta di Los Angeles per immergere pienamente le mani (e la testa) nel nuovo progetto discografico. E quante aspettative ci sono attorno a questo album! Il quinto in studio della sua carriera, considerando anche gli EP di esordio, “Dove si vola” (2009) e il triplo platino “Re Matto” (2010). Un album che -per scaramanzìa!- non oso definire di svolta, ma da cui mi aspetto un’ennesima, mirabolante metamorfosi. E messe da parte le valutazioni sui succitati EP -che ho sempre considerato dei lavori promozionali, per far conoscere il talent Marco al grande pubblico!- devo ammettere che l’aspetto che mi ha legata così profondamente a questo giovane artista nel tempo, è stato proprio il carattere evolutivo e assolutamente sperimentale del suo approccio alla musica. No, non voglio partire con un pippone retorico; semplicemente dire che sin da Sanremo 2010, e soprattutto dall’epico “Re Matto Tour”, ho capito che il ragazzino che si esibiva sul palco “come se non ci fosse un domani”, era il primo a non accontentarsi di sé e di quello che proponeva. E dunque cambiava di continuo arrangiamenti musicali, sconvolgeva scalette, sperimentava vocalmente tutte le tecniche possibili e immaginabili. E dal vivo metteva nei brani il rock, il pop, il reggae, l’R&B, il soul, la lirica. Persino la dance e l’elettronica. Sempre inquieto e passionale. Beh, al cospetto di questa ricerca incessante, io capii ben presto che non avevo di fronte l’ennesimo miracolato alla ricerca di fama e soldi, bensì qualcuno con una chiara esigenza comunicativa. Cioè, con il fuoco sacro che gli bruciava dentro. E questo è il motivo per il quale riconosco il suo essere “Artista”: parola tristemente abusata nei tempi che corrono, e di cui si fregiano certi burini che diocenescampi.

E lo ammetto tranquillamente: se il Mengoni si fosse fermato a cose tipo “Dove si vola”, o “In un giorno qualunque”, riproponendo il clichè della canzone melodica italiana, e cullandosi nelle certezze del suo dono vocale, sarei stata la prima a non acquistare più i suoi dischi. Cioè, una volta si può fare, la seconda… anche no.

Detto ciò, il giorno (cioè la notte, era il 1 settembre 2011) in cui uscì questo singolo meraviglioso, dalle sonorità “muse”, intenso, travolgente, malinconico, ma potente e pieno di significati, io me lo riascoltai fino a notte fonda. Fino allo sfinimento.

In quel momento, ebbi la netta impressione che Mr. Mengoni fosse seriamente intenzionato a fare il salto di qualità (musicale), impegnandosi nella ricerca di suoni nuovi, di inediti linguaggi e strumenti espressivi, staccandosi di dosso l’etichetta di fuoriuscito dal talent. Sarebbe stato più facile per lui percorrere la via “ caldamente suggerita” dalla casa discografica, cioè raffazzonare un album in quattro e quattr’otto, mettendoci dentro pezzi di autori (o sedicenti tali) già di proprietà Sony, con tante sonorità facili e ritornelli buca-cervello. E invece no, il 22enne Marco scelse la strada più complessa, rimanendo fedele alla sua testa e al suo cuore. E considerando che discONE è -e sempre sarà!- “Solo 2.0”, io dico che la scommessa l’ha vinta lui, a prescindere dai riscontri discografico-economici.

E “Solo (Vuelta al Ruedo)” da questo punto di vista, è un brano esemplare: testo un po’ “metafisico, iperuranico” (come direbbe Marco!), ma chiaramente rappresentativo di una condizione di scarsa libertà di cui il Mengoni soffriva all’epoca; musica cupa, rockeggiante, che richiamava l’atmosfera surreale e drammatica dell’arena. Video evocativo, magistralmente sceneggiato, interpretato e coreografato.

E dato che i pensieri volanti mi hanno fatta approdare a “Solo (Vuelta al Ruedo)”, mi permetto di esprimere il mio cordoglio alla famiglia di Silvio Oddi, danzatore a coreografo scomparso martedì 8 luglio all’età di 43 anni per un infarto. Stimato e apprezzato professionista, Oddi aveva magistralmente curato le coreografie per il videoclip di “Solo”, e per l’intero “Solo Tour”; e di Marco aveva detto:

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“è un grande artista e bisogna che anche lui se ne renda conto… in 20 anni di lavoro in questo ambiente non ho mai visto tanto talento concentrato in una persona sola.”

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E io me lo ricordo al Forum di Assago qualche anno fa, intento a parlottare con lo staff prima dello spettacolo d’esordio del “Solo Tour”, con un sorriso gentile e garbato stampato sul volto. Ho sempre pensato che la morte di un Artista fosse una perdita doppia: umana – per parenti&amici – e artistica, per tutti quelli che avrebbero ancora potuto godere del suo estro creativo. Mi è spiaciuto davvero tanto tanto tanto per lui. RIP. Alla prossima! Valentina

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