‘Uomini e Donne’: l’opinione di Chia sulla puntata di oggi del Trono over

Trono over

Io sul divano, malaticcia e armata di tisana bollente e Scaldotto che nemmeno nonna Abelarda, e Gemma Galgani in tv, infoiata e giuliva come una quindicenne. C’è qualcosa di profondamente ingiusto, là fuori.

Che poi una si sveglia la mattina con un atroce mal di testa, e giustamente dagli studi del Trono over di Uomini e Donne ci tengono a darti il colpo di grazia con le performance canore della dama torinese, la stessa che cita personaggi della mitologia ad minchiam, giusto per darsi un tono con quelli più ignoranti di lei (perché no, il Giano Bifronte con la lingua biforcuta non c’entra una mazza, e sarebbe stato meglio paragonare Marco Firpo a Sir Bis di Robin Hood, nel dubbio…).

Devo ancora capire se la bipolarità di Gemmona mi inquieta di più quando è impostata sulla modalità ebete o quando ci da dentro col melodramma. Oggi comunque era buona la prima: al posto delle consuete lacrime la Galgani ci ha sfoderato quella sua fastidiosissima sagace ironia e quel ridicolo sensualissimo tono di voce da acchiappo.

Si è destreggiata egregiamente tra i complimenti di Fausto (uno che ai tempi di Ennio Zingarelli non si sarebbe di certo fatta scappare ma che ad oggi, dopo che s’è fatta la bocca con i toyboy, guarda con il distaccato rispetto con cui si ammirano i pezzi da museo), le frecciatine di Marco (che ogni volta -col sorriso fintamente amorevole stampato sul volto- le tira certe stoccate che la metà bastano…) e il corteggiamento della new entry Cesare, che nonostante il sarcasmo di Tina Cipollari sembra essere molto determinato a portarsela a casa. Io, nel dubbio, farei una colletta per incentivarlo a raggiungere al più presto lo scopo che si è prefissato, che volesse il cielo andasse in porto.

Comunque più guardavo la puntata di oggi, più pensavo che Marco uno come Giorgio Manetti se lo magna a colazione, eh. George ha dovuto resistere per otto lunghi mesi prima che gli arrivasse la manna dal cielo e riuscisse a rigirarsi l’arcinota frittata del 4 settembre per levarsi la Galgani di torno uscendone quanto più possibile pulito (agli occhi degli allocchi, certo…). Firpo manco tre uscite ha dovuto sopportare per poter recitare la parte del sedotto e abbandonato, e riuscire a far credere ai telespettatori di aver dovuto desistere dal suo corteggiamento (controvoglia, s’intende) perché Gemma -al contrario suo- in realtà non desiderava davvero spolparlo vivo, visto lo sguardo affamato di lei, richiede una certa bravura.

In tutto ciò, ad affascinarmi oggi è stato il signor Franco. Lo avevo apprezzato per il tenero racconto della sua vita che aveva fatto il giorno della sua presentazione, e l’ho apprezzato ancora di più quando nella puntata odierna ha ammesso di amare ancora la moglie defunta e di non essere pronto a voltare pagina, tanto che preferisce abbandonare il programma e tornare per un po’ in America. Una sincerità estremamente dolce e disarmante, alla quale lì dentro non siamo certo abituati. Chapeau.

Video dalla puntata: Puntata interaUna stoccata per Giorgio“Felicità”L’attacco a MarcoLo spazzolino da denti“Merende, cene e… purganti”Cesare si presenta…Un passato… molto presente

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5 commenti

  1. AMO il marchese, epic win continui contro la nasona bipolare infoiata: ha bisogno di un purgante, non di un uomo!!! ha un cuore tossico, ha le emozioni come le stimmate di padre pio, e vai così, vai marco sotterrala per l’ennesima volta con due parole!!! ti AMOOOO

  2. I ragazzi accorsero per vedere da vicino Karl che saliva sul podio. Sembrava che le donne suonassero più forte, come per dare il benvenuto al primo aspirante. Ma quelle davanti a cui passò Karl si tolsero persino la tromba di bocca e si girarono a guardarlo. All’altra estremità del podio Karl vide un uomo che camminava inquieto su e giù, come se fosse in attesa di poter dare alla gente tutte le informazioni desiderate. Stava già per dirigersi verso di lui, quando si sentì chiamare dall’alto.

    «Karl!» gridò l’angelo. Karl alzò gli occhi e cominciò a ridere contento per la sorpresa. Era Fanny.

    «Fanny!» gridò, alzando la mano in segno di saluto.

    «Vieni qui!» gridò Fanny, «non vorrai scappare via sotto il mio naso!». E allargò i bordi della sua veste scoprendo una scaletta che portava in alto.

    «È permesso salire?» chiese Karl.

    «Chi vuoi che ci vieti di stringerci la mano?», gridò Fanny guardandosi attorno adirata alla sola idea che qualcuno potesse opporsi. Nel frattempo Karl stava già salendo la scala.

    «Più adagio», gridò Fanny. «Altrimenti precipiteremo entrambi con il basamento!». Tuttavia non accadde nulla e Karl arrivò felicemente fino all’ultimo gradino. «Ma guarda che lavoro ho trovato!».

    «È proprio bello», disse Karl guardandosi attorno. Tutte le donne più vicine avevano già visto Karl e ridacchiavano. «Sei quasi la più alta», disse Karl tendendo la mano per misurare l’altezza delle altre.

    «Ti ho visto subito arrivare dalla stazione», disse Fanny, «ma purtroppo qui, nell’ultima fila, non mi si vede, e non potevo neppure chiamare. Ho provato a suonare più forte, ma non mi hai riconosciuto».

    «Suonate tutte male», disse Karl, «lascia che provi io».

    «Ma certo», disse Fanny porgendogli la tromba, «però non rovinare il coro, altrimenti mi licenziano».

    Karl cominciò a suonare; aveva pensato che fosse una tromba mediocre, capace solo di far rumore, invece risultò che era uno strumento in grado di eseguire qualsiasi finezza. Se gli altri strumenti erano della stessa qualità, li usavano proprio male. Senza lasciarsi disturbare dal rumore degli altri, Karl suonò con tutto il suo fiato una canzone che aveva sentito una volta in una taverna. Era contento di aver trovato una vecchia amica e di avere il privilegio di suonare la tromba davanti a tutti, con la possibilità di poter ottenere presto un buon posto. Molte donne smisero di suonare per ascoltarlo, e quando s’interruppe, solo una metà delle trombe suonava ancora, poi a poco a poco si ristabilì il fracasso di prima.

    «Sei davvero un artista», disse Fanny quando Karl le porse di nuovo la tromba. «Fatti assumere come trombettiere».

    «Assumono anche uomini?» chiese Karl.

    «Sì», disse Fanny. «Noi suoniamo per due ore. Poi subentrano gli uomini, vestiti da diavoli. Metà di loro suona la tromba, l’altra metà il tamburo. È molto bello, e tutta la messinscena è grandiosa. Non trovi che sia bello anche il nostro vestito? E le ali?» disse guardandosi.

    «Credi», disse Karl, «che possa ottenere anch’io un posto?».

    «Senz’altro», disse Fanny, «è il più grande teatro del mondo. Che gioia poter essere di nuovo insieme! Ma dipende dal posto che otterrai. Perché potremmo lavorare entrambi qui e non vederci mai».

  3. Oggi il Marchese mi è stato un po’ indigesto. Sicuramente è una spanna sopra gli altri, ma essendo molto bassa l’asticella generale non penso che sia proprio un fenomeno.

    Cioè se si facesse per Sgiorge, come la Gialappas faceva per Trapattoni, la trascrizione di ciò che dice si vedrebbe che non dice nulla, fuffa e addirittura si contraddice continuamente, tanta forma e poca sostanza.

    Quindi ci vuole un minimo di furbizia per sistemare Sgem, ma oggi secondo me ha un po’ esagerato, sta cavalcando l’onda dello studio per insultarla e basta. D’altra parte è per questo a centro studio.

  4. Non amo più il marchese, mi è passato l’effetto.

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